Articolo (Italiano)

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Un numero abbastanza grande di fonti indirette e dirette ci informa sulle istituzioni politiche che governarono la città, ma solo a partire dal V secolo circa. I giudizi antichi su queste istituzioni sono generalmente favorevoli, seguendo la teoria, che risale già a Platone, che le costituzioni miste – come era quella di Cartagine secondo gli antichi – sono un modello teorico di governo stabile.
È soprattutto Aristotele nel libro II e nel libro V della sua Politica (335 a.C.C. o giù di lì), che dà informazioni sulla “costituzione” della città africana: ma anche altri autori antichi alludono alla sua organizzazione (Diodoro Siculo, Trogue Pompeo/Justino, la cui fonte è ancora Timeo, Polibio, Appiano, e Tito Livio soprattutto).
Nel Libro II, Aristotele include l’esempio di Cartagine tra quelli delle migliori costituzioni (la paragona a quella di Sparta e Creta). Il suo merito sarebbe stato quello dell’equilibrio dei poteri. Avrebbe aggregato, infatti, i migliori elementi delle costituzioni monarchiche, aristocratiche o oligarchiche e democratiche. A capo del governo c’erano due “re” basiliani, affiancati da un Consiglio degli anziani gerousia, un Consiglio o tribunale dei Centoquattro (chiamato anche “suprema magistratura dei Cento”, XI, 7), che costituiva l’elemento aristocratico, e un’Assemblea popolare demos, l’elemento democratico. Il potere dell’Assemblea popolare era abbastanza ampio; i “re” avevano il potere di portare o non portare una questione davanti all’Assemblea, dove qualsiasi cittadino poteva intervenire…

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