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Il cammino del taoismo

14Il dao definito in senso lato come il cammino o “approccio” (nel senso di metodo) appartiene a tutti i filosofi e le correnti del pensiero cinese. In senso stretto, il dao si riferisce al pensiero taoista di Li Er (noto come Laozi: Vecchio Maestro), Zhuangzi e Liezi. Non percepisce la creazione del mondo da parte di un essere supremo, Dio, ma attraverso il principio di interazione e trasformazione di yin e yang. L’uomo non può separarsi dalla natura perché egli stesso è parte della natura. Da ciò deriva il principio che, per governare bene, è necessario essere in accordo con il dao da un lato, e dall’altro, avere de (virtù) nel senso della qualità interna dell’uomo. Ne derivano due lezioni in termini di gestione delle crisi.

15- In primo luogo, l’efficacia non consiste nel cercare di dominare l’ambiente ma nell’entrare in armonia con esso, nel fluire con esso e nell’ambientarsi in esso per farsi trasportare da esso: agire al momento giusto è più efficace perché permette di ottenere con il minimo sforzo il massimo effetto; saper aspettare, essere pazienti per agire al momento più opportuno risparmia mezzi e aumenta le possibilità di successo.

16 Sapere di non agire diventa allora un’azione efficace, secondo il concetto taoista di wu wei (non-azione). Per Morgen Witzel, il concetto di wu wei tradotto dal fisiocrate settecentesco François Quesnay come laissez-faire, quello di lasciare che la natura faccia il suo corso, permea la nostra economia moderna.

17Come dice Laozi, “i problemi sorgono nel mondo non perché troppo non è ancora fatto, ma perché troppo è fatto”. Piuttosto che agire direttamente attraverso azioni visibili, il wu wei (non-azione) comporta un’attenta osservazione dell’ambiente per fornire una situazione in cui le azioni invisibili producono naturalmente i loro effetti. In un ambiente instabile e ostile, dove è difficile decifrare i concorrenti, può essere saggio avere una strategia passiva che conserva e accumula risorse (energia), per meglio agire in una strategia offensiva al momento opportuno.

18 Si tratta di approfittare della non-azione (wu wei zhi yi) e del tempo (shi jian), quest’ultimo non concepito come tempo cronologico ma piuttosto come tempo regolato e transitorio: il wu wei diventa allora una strategia abile attraverso la padronanza del processo di cambiamento; l’efficacia consiste nell’intervenire quando le azioni non sono ancora attualizzate per beneficiare del massimo effetto.

19- In secondo luogo, questa nozione di cambiamento si combina con quella di “paradosso relativo”. La crisi è vista come un processo relativo in cui il pericolo può diventare opportunità e l’opportunità può diventare minaccia. Laozi ci avverte che “la prosperità è costruita sulla sfortuna, la sfortuna sulla prosperità”. La gestione delle crisi deve concentrarsi sia sulle minacce che sulle opportunità.

20Questa valutazione ricorda la matrice strategica SWOT (punti di forza/debolezza e opportunità/minacce). Sun Tzu, nell’Arte della guerra, sostiene che la valutazione strategica sia basata su tre elementi interconnessi: situazione (configurazione), polarità e circostanze. La valutazione della situazione tiene conto delle forze e dei fattori favorevoli all’una o all’altra parte. Questa valutazione tiene conto della polarità, secondo la quale ciò che è redditizio per il mio concorrente non lo è per me e viceversa. Ma è importante ricordare che questa polarità può cambiare. Una situazione favorevole può evolvere in una sfavorevole a seconda delle circostanze. L’arte strategica consiste nel cogliere l’opportunità circostanziale. Secondo l’Arte della Guerra: “Se voglio avere il sopravvento sul mio nemico, non devo solo vedere l’unico vantaggio che troverò. Devo prima considerare i modi in cui può influenzarmi se lo faccio. “

21Modesta strategia. Questa concezione strategica può essere vista nella favola della corsa tra i cavalli del principe e del suo generale: entrambi amavano mettere in competizione i loro tre cavalli. Il miglior cavallo del principe gareggiava con il migliore del generale, il secondo migliore del principe contro il secondo migliore del generale, ecc. In ogni corsa, i cavalli del principe hanno vinto. Un giorno, uno stratega e consigliere suggerì al generale di applicare il principio di relatività. L’obiettivo era di vincere due delle tre gare, ha spiegato. Così il generale cambiò i suoi cavalli. Il suo cavallo più lento galoppava contro il miglior cavallo del principe, il suo cavallo medio contro quello più lento e il suo cavallo più veloce contro quello medio. Al traguardo, il generale aveva vinto due delle tre gare.

22Il gruppo informatico cinese Lenovo (ex Legend) ha applicato questa favola. Per entrare nel mercato altamente competitivo dei computer, Legend ha adottato una strategia di offrire prodotti di fascia media a un prezzo di fascia bassa. Una strategia vantaggiosa visto che ora è il principale produttore di computer in Cina e si colloca tra i leader mondiali in termini di vendite di PC personali.

23Il pensiero cinese in azione. La gestione di un’azienda deve adattarsi al suo ambiente contingente. In tempi turbolenti, la natura e la priorità delle operazioni da gestire sono imprevedibili. La gestione delle operazioni eccezionali diventa un’attività di routine e la gestione delle operazioni di routine un’attività eccezionale. In questo contesto, il pensiero cinese ci incoraggia a pensare diversamente e a gestire la crisi non in modo analitico, discontinuo e binario, che ci porterebbe ad analizzare l’opportunità da una parte e la minaccia dall’altra, ma in modo associativo, contraddittorio e complementare. A differenza del pensiero occidentale, il pensiero cinese non cerca di dominare la natura, ma di essere in armonia con essa per trarne beneficio. Questo modo di pensare richiede pragmatismo, flessibilità organizzativa e mentale, e un’attenzione costante al processo di cambiamento per individuare il momento più favorevole per agire. Ci insegna che dobbiamo osservare e individuare nella crisi un’opportunità immediata o futura. In particolare, il pensiero taoista afferma che “il fallimento è il fondamento del successo”. Per quanto riguarda il pensiero confuciano, esso ci insegna che se agiamo con fiducia e virtù, ciò che otteniamo ci porterà necessariamente al successo.

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