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Il termine dibattito è comunemente usato sia nel linguaggio generale che in quello specializzato. Parliamo spesso di dibattiti in parlamento (discorsi di politici nel foro legislativo su questa o quella questione), diciamo che una proposta legislativa è stata sottoposta a dibattiti pubblici (l’atto di testare la posizione del popolo rispetto a un progetto legislativo), a volte discutiamo con un collega del fatto che un canale televisivo locale ha discusso il problema del randagismo in città (una questione che preoccupa i residenti e la comunità).
Ognuna di queste accezioni del termine in discussione e tutte le altre che si potrebbero immaginare – anche se possono sembrare molto diverse nel significato e nella portata – hanno dei punti in comune che assicurano la “partecipazione” (nel senso platonico del termine) di ogni accezione alla costruzione della comprensione del concetto di dibattito pubblico. Quali sono questi punti comuni? Il primo è che in ogni uso del termine, il dibattito pubblico si riferisce sempre all’idea che ogni dibattito pubblico nasce da una differenza di opinione tra i partecipanti a tale attività discorsiva. Questi partecipanti sono attivamente impegnati a sostenere o confutare i punti di vista proposti: in Parlamento, i rappresentanti del potere sono spesso in totale disaccordo con i rappresentanti dell’opposizione; il progetto di legge sottoposto alla discussione pubblica è accettato da alcuni cittadini ma è confutato da altri; per quanto riguarda i problemi della comunità locale discussi dalla televisione locale, è molto probabile che la posizione delle autorità locali sia completamente diversa dalle opinioni di una parte dei cittadini…

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