Cinema Messicano – Nuova Onda del Cinema Messicano

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Cinema Messicano

La Nuova Onda del Cinema Messicano

Il cinema messicano contemporaneo si sta aprendo alla scena internazionale dagli anni 2000, garanzia di una rinascita della creatività artistica e di un impegno finanziario verso giovani registi di talento. Amours chiennes (2000) mostra le sue zanne sul grande schermo il giorno in cui Vicente Fox diventa presidente del paese: una grande svolta per una nuova generazione di cineasti, che fino ad allora erano rimasti più o meno all’ombra dei blockbuster governati da un autoritario PRI (Partito rivoluzionario istituzionale).

Il film di Alejandro González Inárritu, un complesso racconto dell’imprevisto intessuto su uno sfondo di sesso, violenza e satira sociale, divenne il “manifesto” di una tendenza liberata dai finanziamenti governativi e, allo stesso tempo, dall'”hollywoodiano” ossessivo-compulsivo di cui soffriva la maggior parte del cinema messicano negli anni ’80 e ’90. Pochi mesi dopo, il successo al botteghino di Y tu mamá también (2001) di Alfonso Cuarón ha segnato l’inizio di questa “buena onda” o “new wave” della produzione messicana.
Questi primi trionfi hanno permesso l’emergere di nuovi registi e dei loro protagonisti, in particolare l’attore-regista Gael García Bernal, che è diventato rapidamente il volto del giovane cinema latinoamericano. Hollywood e il mondo intero hanno ormai un occhio puntato sulla produzione messicana.

La particolarità di questi film è la scrupolosa messa in scena del Messico. Un Messico complesso, frammentato tra ricchezza e precarietà, dove la bonomia latina si scontra con l’istinto di un paese indurito dalla violenza, dove il “primo mondo” si scontra con i costumi confusi di una colonia post-nativa americana. Sfumature che si ritrovano sullo schermo nel 2005 in Battle in the Sky filmato dalla telecamera più sensuale e introspettiva di Carlos Reygadas.

Già regista di Japón, un vero shock estetico premiato a Cannes nel 2002 (Caméra d’or), ha anche vinto il premio della giuria al Festival di Cannes nel 2007 con il suo film Silent Light.

Il cinema di Carlos Reygadas è composto da un lirismo crudo, da pulsazioni contemplative e barocche, che ne fanno il figlio spirituale di Arturo Ripstein e il nipote di Luis Buñuel. Il suo cinema riflette questa sessualità morbosa unita alla presenza onnipresente di Dio nella società messicana.

Questa nuova ondata di cineasti messicani ha raggiunto le coste americane ed europee attraverso festival che li hanno riempiti di premi, passando anche attraverso collaborazioni cinematografiche su larga scala: lo spagnolo Pedro Almodóvar ha diretto Gael García Bernal, in La Mauvaise Education, quest’ultimo ha ottenuto il ruolo di protagonista accanto a Charlotte Gainsbourg nel film di Michel Gondry La scienza dei sogni , mentre Alfonso Cuarón ha diretto il terzo capitolo cinematografico delle avventure di Harry Potter.

I registi stanno diventando più internazionali girando film negli Stati Uniti o in Europa con i più grandi attori: Brad Pitt e Sean Penn rispettivamente in Babel e 21 Grams di Alejandro Gonzalez Iñárritu, Clive Owen e Michael Caine in Sons of Man di Alfonso Cuarón. Nonostante questa internazionalizzazione, questi cineasti rimangono legati tra loro dalle loro origini culturali e da progetti cinematografici comuni.

Il regista Guillermo Del Toro, salito alla ribalta negli anni ’90 con i suoi film di genere, in particolare Cronos nel 1997, si è fatto un nome fuori dal suo paese con il suo adattamento del fumetto americano Hellboy nel 2004 e 2008. Ha raggiunto il successo di critica e pubblico con il suo film Pan’s Labyrinth, prodotto dal collega messicano Alejandro Gonzalez Iñárritu.

Ravvivata, rigenerata, la produzione messicana sta vivendo una nuova età dell’oro. Il fatto che i suoi cineasti star non lo abbandonino totalmente per Hollywood, ma ritornino regolarmente e si impegnino in modo permanente, sta creando una vera dinamica tra il Messico e il resto del mondo.

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