Critica del progresso, “crisi della scienza”: dibattiti e rappresentazioni di fine secolo – Perseus

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Critica del progresso, “crisi della scienza”: dibattiti e rappresentazioni di fine secolo

ANNE RASMUSSEN

Per tutto il diciannovesimo secolo, scienza, modernità e progresso hanno dato luogo a rappresentazioni grosso modo sostituibili. La scienza, che apriva l’orizzonte illimitato di una continua accumulazione di conoscenze, si supponeva essere, proprio per questo, il garante della perfezione morale dell’uomo e, quindi, del progresso della civiltà. L’archetipo Schizzo di un quadro storico del progresso dello spirito umano aveva tentato di stabilire questa equivalenza tra il regno della conoscenza e le categorie etiche e politiche. Le figure del discorso scorrevano facilmente dalla scienza alla democrazia, dalla conoscenza sperimentale alla morale o alla società.

Al volgere del secolo, tuttavia, le due maggiori fonti di discorso progressista prodotte dall’Illuminismo si stavano prosciugando. Da un lato, l’ispirazione storica era vicina all’esaurimento. Non c’era una vera posterità per quelli che Renouvier chiamava i “pensatori applicati alla storia universale” nella linea di Condorcet, Saint-Simon, Hegel, Comte o Spencer, la cui “massima che tutto è buono, o che tutto va al bene, è il postulato segreto, quando non è la tesi da dimostrare”.4 D’altra parte, la fonte scientifica, che pretendeva di associare il progresso sociale, morale e cognitivo, se continuava ad avere seguaci, stava subendo una profonda messa in discussione.

1. Charles Renouvier, “Schopenhauer et la métaphysique du pessimisme”, L’Année philosophique, III, 1892, ristampato in Philosophie, France, XIXe siècle, Paris, Librairie générale française, 1994, pp. 784-785.

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