LS – The Stomatology Newsletter La rivista per dentisti, stomatologi e chirurghi maxillofacciali

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La chirurgia orale utilizza da diversi anni nuove tecniche di imaging digitale. Queste innovazioni si sono fatte strada nella nostra pratica quotidiana. Accanto all’imaging “2D”, troviamo il “3D” con il cone beam (o cone beam volume tomography) all’interno delle nostre pratiche.

Pubblicazione di LS n°63

Autore:
Dr Hélène MARTIN THOME
Chirurgo dentale, Cesson Sévigné (Rennes)
DESCB
Attaccato CHU Rennes, dipartimento di chirurgia orale
Assistente ex CHU Rennes

La chirurgia orale utilizza da diversi anni le nuove tecniche di imaging digitale. Queste innovazioni si sono imposte nella nostra pratica quotidiana. Accanto all’imaging “2D”, troviamo il “3D” con il cone beam (o cone beam volume tomography) all’interno delle nostre pratiche.

I vantaggi del cone beam rispetto alla TAC sono riconosciuti quando l’indicazione è ben stabilita. Si può risparmiare tempo prezioso installando apparecchiature a raggi X nelle nostre strutture. Le raccomandazioni di radioprotezione sono essenziali per permettere al paziente di essere esposto alle radiazioni il meno possibile.

Inoltre, il cone beam è complementare all’ortopantomogramma e alle viste retroalveolari.

Il cone beam di cui sono dotato è il Galileos® di SIRONA, con un’acquisizione ad alta definizione di un grande campo, ricostruzioni multiplanari. Quindi lavoro ogni giorno con le immagini 3D!

Cercherò di condividere con voi, con l’aiuto di casi clinici, la mia esperienza sull’uso di questa imaging.

I campi di applicazione sono molteplici:

  1. Esame clinico complementare

  2. Preimpianto

  3. Esame di controllo

  1. Esame clinico supplementare

Il cone beam ci permette di affinare le nostre diagnosi, il nostro processo decisionale e quindi il nostro piano di trattamento e la sua prognosi. Infatti, dopo l’interrogatorio, gli esami clinici intra ed extra orali, gli esami radiologici sono più spesso necessari. L’ortopantomogramma o le radiografie retroalveolari possono essere sufficienti per noi. Tuttavia, penso che il 3D possa davvero aiutarci a determinare con precisione le relazioni anatomiche tra i denti e la lesione, una radice e il nervo alveolare inferiore, lo spessore delle cortecce, le vie d’accesso alle lesioni o ai denti… Tutti questi dati aumentano il carattere predittivo delle nostre osservazioni e ci permettono di migliorare le nostre spiegazioni al paziente, di specificargli meglio i possibili rischi legati ai nostri interventi così come le possibili conseguenze.

Caso 1: Signor B.

15 anni, canini impattati

Questo giovane paziente ha tre canini impattati. I due canini mascellari saranno liberati e poi estratti mentre il canino mandibolare destro sarà estratto.

Foto 1: panoramica

Foto 2, 3 e 4: immagini di 13

Foto 5, 6 e 7: Immagini di 43

Caso 2: Miss B.

21 anni, denti del giudizio impattati

Questa giovane donna viene per la rimozione dei suoi quattro denti del giudizio impattati

Foto 8: panoramica

Foto 9 e 10: immagini dei 38

Caso 3: Miss H

41 anni, 38 inclusi con apice vicino al nervo alveolare inferiore, da estrarre

Fotografia 20: panoramica

Fotografie 21, 22 e 23 : situazioni anatomiche del 38

Caso 4: Signor D.

Questo paziente si presenta con una lesione fistolizzata verstibolare di 11. Si presenta senza dolore

34 anni, immagine radiografica

Foto 11: panoramica

Foto 12 e 13: immagini di 11

Caso 5: Mrs H.

60 anni, Ricerca di focolai infettivi

Immagine 24: panoramica

Immagini 25 e 26: Immagini di 45

Foto 27 e 28: immagini di 24

Caso 6: Signora R.

64 anni, frattura della radice

Questo paziente viene in ufficio per estrarre una 11 fratturata

Immagine 14: panoramica

Immagine 15: immagine della 11

Tutti questi casi illustrano il valore del 3D. Queste immagini ci permettono di aumentare la qualità delle nostre cure, la velocità delle nostre procedure e quindi la soddisfazione del paziente.

  1. esame pre-impianto

L’imaging 3D in ufficio può essere utilizzato anche in implantologia. Semplifica i nostri approcci diagnostici, la preparazione del piano di trattamento (simulazione dell’impianto, preparazione della guida chirurgica) e facilita i nostri interventi.

In effetti, le prestazioni del cone beam in termini di precisione e affidabilità delle misurazioni sono importanti e il software di pianificazione implantare è collegato al software di imaging.

CAS 6: Mr.

Questo paziente ritorna quattro mesi dopo l’estrazione del suo 11, con l’otturazione dell’alveolo utilizzando un Geistlich combi-kit®.

34 anni, 11 assenti

Foto 16: panoramica

Foto 17: programmazione impianto in 11

Tutte le nostre immagini 3-D possono anche in implantologia informarci sulle relazioni anatomiche tra i diversi elementi. Possiamo definire i limiti dei seni, il percorso dei nervi alveolari inferiori, le curvature delle radici… Possiamo quindi scegliere i nostri impianti e programmare il posizionamento in buone condizioni.

Caso 7: Signor L.

60 anni, necessità di un riempimento di seno

Questo paziente presenta una mancanza di altezza ossea che richiede un riempimento di seno.

Foto 40: panoramica

Foto 41e 42:immagini postoperatorie

  1. Esame di controllo

Finalmente, è importante sapere come utilizzare il 3D per seguire l’evoluzione a breve, medio e lungo termine delle situazioni cliniche incontrate. Un monitoraggio rigoroso ci permette spesso di evitare o anticipare le complicazioni.

Caso 7: Signor D.

Questo paziente ritorna sei mesi dopo l’inserimento dell’impianto in 11, con rigenerazione ossea guidata utilizzando bio-oss® di Geistlich, per la scoperta dell’impianto.

34 anni, impianto nell’11

Foto 18: panoramica

Foto 19: impianto nell’11

CAS 8: signora D.

50 anni, necessità di innesto osseo nel settore 1

Questo paziente ha una mancanza di osso in direzione anteroposteriore che richiede un innesto osseo apposizionale.

Foto 37: panoramica

Foto 38 e 39: immagini postoperatorie

Caso 9: signor G.

53 anni, grande immagine radiolucente all’apice del 45

Fotografia 29: panoramica

Fotografie 30, 31, 32: immagini preoperatorie

Foto 33, 34, 35, 36: Immagini post-operatorie

Conclusione:

Il raggio conico è un vero e proprio strumento, che ci permette di ottimizzare il nostro lavoro. Il miglioramento dei nostri approcci diagnostici ci permette una migliore gestione dei pazienti prima, durante e dopo le nostre procedure.

È anche un ottimo mezzo di comunicazione che facilita la visualizzazione delle nostre parole da parte dei pazienti e quindi l’accettazione dei piani di trattamento e delle stime. Grazie alla digitalizzazione dei dati (CD rom, e-mail…), lo scambio con altri professionisti interessati dal paziente è semplificato.

Devo tuttavia qualificare le mie osservazioni entusiaste con il fatto che il prezzo degli impianti rimane alto, che le regole di radioprotezione ci impongono una vigilanza importante per non abusare di queste tecniche e che è importante continuare a seguire una formazione continua per acquisire una vera competenza nell’interpretazione delle immagini.

Lettera di Stomatologia 63 – settembre 2014

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