Perché piangiamo per certi film o quando ascoltiamo certe canzoni?

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Perché piangiamo al cinema
Perché piangiamo al cinema? © Getty

Piangere, musica & fluidità

Dagli occhi umidi ai torrenti di lacrime, dai singhiozzi ovattati alle lacrime calde, il pianto può essere discreto o dimostrativo, riservato alla privacy o versato in pubblico. Ma se c’è una diversità di pianto, tutti sono uniti dietro l’idea: “piangere, liquido”. Come se ci fosse qualcosa in noi che è duro, che non può uscire, e che l’azione del pianto lo “liquefa” e ci dà sollievo…

Il filosofo Francis Métivier nota che la musica è come il pianto: è fluida. Il pianto e la musica sono due movimenti che vanno nella stessa direzione, e che si uniscono…

Piangere, musica & ricordi

Spesso le canzoni riportano ricordi ed emozioni. E nei momenti difficili, quando si attraversa una rottura per esempio, tendiamo a riportare a noi stessi tutte le canzoni di amori delusi, rotture, ecc. Causiamo una sorta di bonifica narcisistica ed egoistica di una canzone che ci fa ritrovare in una comunità di lacrime. Ci si identifica con colui che canta.

Piangiamo anche con gioia da qualche parte perché pensiamo che colui che canta ci capisce, che prova le stesse cose che proviamo noi: così non siamo soli a provare questa tristezza.

Nothing Compares 2U: una commovente canzone di rottura di Sinead O’conor:

Perché piangiamo al cinema (anche quando non vogliamo)?

Per la storica Carole Desbarats, l’ambiente del cinema favorisce il lasciarsi andare. È un ritiro volontario nel buio in mezzo a una comunità effimera dove possiamo lasciarci andare a emozioni che, forse, per ingiunzione culturale, ci siamo proibiti.

Di fronte a una pellicola, c’è un sistema di capillarità. Si può quasi parlare di identificazione. Le lacrime sullo schermo attirano quelle degli spettatori. Lacrime che non sono necessariamente le più commoventi. Anche se Frank Capra diceva di essere progredito nella sua concezione del cinema quando aveva capito che era necessario che fosse lo spettatore a piangere, e non l’attore.

Carole Desbarats parla di “lacrime estetiche” quando si piange mentre sullo schermo non si ha un’immagine triste. Fa l’esempio di un passaggio de Il piccolo principe disse, il film di Christine Pascal: a un certo punto, si ha un’immagine assolutamente serena di una bambina che sale sulla collina con il suo papà, la colonna sonora che accompagna queste immagini è la musica di A Pavane for a Dead Infanta di Ravel, e lo spettatore sa che la bambina sta per morire. È impossibile guardare questo passaggio senza piangere, mentre nell’immagine, oggettivamente, non c’è nulla di triste.

Andare oltre

🎧 ASCOLTA Grandemente dedicato al beneficio delle lacrime con :

  • Francis Métivier, professore di filosofia, musicista, autore di La joie des larmes
  • Anne Vincent-Buffault, storico, autore di Histoire des larmes
  • François Lelord, psichiatra, autore di Hector et les lunettes roses
  • Carole Desbarats, storica, direttrice della comunicazione e della diffusione della conoscenza all’École Normale supérieure

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