Risposta n. 2615 del 18 dicembre 2019 (18-85.535)- Corte di cassazione – Divisione penale – ECLI:FR:CCASS:2019:CR02615

, Author

Assegno

Cassazione

Ricorrente(i) : Sig. X…

Mentre è chiaro dalla sentenza impugnata e dagli atti processuali che il signor X… è stato perseguito davanti al tribunale penale per le accuse sopra menzionate; che è stato accusato, nella sua qualità di dirigente della società Edify Promotion, di aver, con l’intenzione di violare i diritti della società Agence pour l’urbanisme (di seguito “la società APU”), difeso il trattario il 29 gennaio 2016 contro il pagamento di quattro assegni per un totale di 115.400 euro, nonché di aver prelevato tutto o parte del fondo sul suo conto dopo aver emesso questi assegni; che, con sentenza del 13 settembre 2017, il tribunale ha riconosciuto l’imputato colpevole dei fatti di cui è stato accusato e lo ha condannato a tre mesi di reclusione sospesa e a 15.000 euro di multa; che il tribunale ha inoltre ricevuto la costituzione di parte civile della società APU e ha condannato l’imputato a versarle la somma di 115.400 euro a titolo di risarcimento del danno materiale ; che l’imputato, il pubblico ministero e la parte civile hanno impugnato la sentenza;

Così com’è;

Sul primo motivo di ricorso, relativo alla violazione degli articoli L. 131-35, L. 163-2 del codice monetario e finanziario, 591 e 593 del codice di procedura penale;

“in quanto la sentenza impugnata ha ritenuto il sig. X.. colpevole di arresto del pagamento di quattro assegni con l’intenzione di violare i diritti altrui commesso il 29 gennaio 2016 a Mulhouse e ritiro della fornitura di quattro assegni con l’intenzione di violare i diritti altrui commesso dal 24 marzo al 1 giugno 2016 a Mulhouse, in repressione, lo ha condannato a quattro mesi di reclusione sospesi con la condizionale per diciotto mesi e all’obbligo specifico ai sensi dell’articolo 132-45 5° del codice penale di riparare i danni causati dal reato e si è pronunciato sugli interessi civili ;

“1°) che il reato di blocco di un assegno è costituito solo se si caratterizza l’intenzione di ledere i diritti altrui; che il semplice fatto che l’opposizione sia stata fatta al di fuori dei casi previsti dalla legge non è sufficiente a caratterizzare tale intenzione colposa; che nel caso di specie, per giudicare che il Sig. X… Nella fattispecie, per giudicare che il signor X… aveva fermato i quattro assegni contestati con l’intenzione di violare i diritti dell’APU, la Corte d’appello ha osservato che questa fermata non era motivata da nessuna delle circostanze previste dall’articolo L. 131-35 del Codice monetario e finanziario per l’effettuazione di uno stop payment, vale a dire lo smarrimento, il furto o l’uso fraudolento dell’assegno; che pronunciandosi su un tale motivo inidoneo a caratterizzare l’intenzione di ledere i diritti altrui, la Corte d’appello ha privato la sua decisione di una base giuridica alla luce dei testi summenzionati ;

“2°) che il reato di blocco dell’assegno si configura solo se si caratterizza l’intenzione di ledere i diritti altrui; che ciò non avviene quando il blocco del pagamento avviene in relazione ad una controversia sul merito della pretesa fondamentale; che nel caso di specie, la Corte d’appello ha rilevato che il blocco del pagamento era avvenuto in un contesto commerciale conflittuale tra il Sig. X… e APU, con il signor X… sostenendo che quest’ultimo non aveva rispettato i suoi impegni contrattuali, cosicché il pagamento del saldo dei suoi onorari non gli era dovuto; che nel ritenere che il convenuto avesse bloccato i quattro assegni con l’intenzione di pregiudicare i diritti dell’APU quando era chiaro dalle sue stesse conclusioni che il convenuto contestava la validità del credito, la Corte d’appello, che non ha tratto le conseguenze giuridiche dalle sue stesse conclusioni, ha violato i testi summenzionati ;

“3°) che il reato di ritiro delle disposizioni si configura solo se vi è una chiara intenzione di violare i diritti altrui; che ciò non avviene quando il ritiro delle disposizioni avviene in relazione ad una controversia sul merito della pretesa fondamentale; che nel caso di specie, la Corte d’appello ha rilevato che il ritiro delle disposizioni era avvenuto in un contesto commerciale conflittuale tra il Sig. X… e APU, con il signor X… sostenendo che quest’ultimo non aveva rispettato i suoi impegni contrattuali, cosicché il pagamento del saldo dei suoi onorari non gli era dovuto; che nel ritenere che il convenuto avesse ritirato le disposizioni dei quattro assegni contestati con l’intenzione di pregiudicare i diritti dell’APU quando era chiaro dalle sue stesse conclusioni che il convenuto contestava la validità del credito, la Corte d’appello, che non ha tratto le conseguenze giuridiche dalle sue stesse conclusioni, ha violato i testi summenzionati ;

“4°) considerando che il fatto che l’imputato abbia agito volontariamente nell’effettuare uno stop payment su un assegno non è sufficiente a caratterizzare l’intenzione di ledere i diritti altrui; che nel constatare da solo e con motivazioni adottate per giudicare il Sig. X… colpevole del reato di blocco del pagamento di un assegno che aveva agito volontariamente, la Corte d’appello ha privato la sua decisione di un fondamento giuridico alla luce dei testi citati;

“5°) considerando che il fatto che l’imputato abbia agito volontariamente nel revocare una disposizione non è sufficiente a caratterizzare l’intenzione di ledere i diritti altrui; che rilevando con la propria motivazione e per giudicare M. X… colpevole del reato di ritiro della fornitura di un assegno che aveva agito volontariamente, la Corte d’appello ha nuovamente privato la sua decisione di un fondamento giuridico alla luce dei testi summenzionati”.

Sulla richiesta, presa nel suo primo, quarto e quinto ramo:

Visto l’articolo 567-1-1 del codice di procedura penale;

Poiché le censure non sono tali da permettere l’ammissione del ricorso;

Sul motivo, preso nel suo secondo e terzo ramo:

Poiché, per confermare il giudizio di colpevolezza, la sentenza rileva che il Sig. X… ha emesso vari assegni a favore della società APU nell’ambito dei loro rapporti professionali, destinati a coprire l’esecuzione delle prestazioni che quest’ultima doveva eseguire, e che a seguito di un deterioramento dei rapporti tra le parti, l’imputato ha prima vietato alla sua banca di regolare gli assegni emessi, e poi in una seconda fase ha ritirato le disposizioni di questi assegni per impedire il pagamento, e questo in spregio ai diritti del beneficiario di questi strumenti di pagamento; che i giudici aggiungono che il Sig. X… ha consapevolmente depositato il 29 gennaio 2016 un ordine di blocco del pagamento degli assegni a causa di una controversia con la società APU, sapendo che così facendo gli assegni non sarebbero stati onorati, senza che fosse caratterizzata nessuna delle circostanze che lo consentono, come previsto dall’articolo L. 131-35 del Codice monetario e finanziario; affermano inoltre che prelevando i fondi dal conto della società Edify Promotion, che era comunque in bonis, il signor X… ha volontariamente minato i diritti di APU, in modo da non essere pagata per gli assegni emessi, mentre nella sua qualità di uomo d’affari e direttore d’azienda abituato ai mezzi di pagamento, non poteva non sapere che agendo in questo modo stava minando i diritti di APU, che derivavano dal loro rapporto contrattuale; che alla fine ritengono che l’imputato non può seriamente sostenere, come cerca di fare ora, che gli assegni sono stati dati solo come garanzia e non come pagamento, e che quindi era colpevole dei due reati di cui è accusato;Considerando che per questi motivi, a partire dalla sua valutazione sovrana, e dato che l’attore non ha dimostrato, e nemmeno addotto, che il reclamo del beneficiario degli assegni era manifestamente infondato, da cui si può dedurre che l’interessato intendeva pregiudicare i diritti del beneficiario degli assegni rimessi in pagamento di questo reclamo, la Corte d’appello ha giustificato la sua decisione;

Ne consegue che il motivo non può essere accolto;

E sul secondo motivo di ricorso, relativo alla violazione degli artt. 1382 e 1383 ora 1240 e 1241 c.c., 2, 591 e 593 c.p.c.;

“in quanto la sentenza impugnata, dopo aver dichiarato l’illegittimità della sentenza del Sig. X… pienamente responsabile dei danni subiti dalla società Agence pour l’Urbanisme, ha ordinato al signor X… 115.400 a titolo di risarcimento del danno materiale subito;

“1°) considerando che, poiché l’azione civile per la restituzione del debito che la rimessa dell’assegno intendeva estinguere può essere diretta solo contro il debitore, i giudici del tribunale di primo grado non possono condannare l’autore del reato di revoca della provvista a rimborsare l’importo di un debito di cui non era personalmente responsabile; che nel caso di specie, ordinando al signor X… per rimborsare, sotto forma di danni destinati a compensare il danno causato dal reato, l’importo esatto dei quattro assegni contestati per i quali l’unico debitore era la società Edify Promotion, che non era presente al procedimento, la Corte d’appello ha violato i testi summenzionati;

“2°) che poiché l’azione civile per il rimborso del debito che la consegna dell’assegno intendeva estinguere può essere diretta solo contro il debitore, i giudici di primo grado non possono condannare l’autore del reato di bloccare un assegno per rimborsare l’importo di un debito di cui non era personalmente debitore; che nel caso di specie, nel condannare il Sig. X… di rimborsare, sotto forma di danni destinati a compensare il pregiudizio causato dal reato, l’importo esatto dei quattro assegni contestati per i quali l’unico debitore era la società Edify Promotion, che non era presente al procedimento, la Corte d’appello ha violato i suddetti testi.”

Visti gli articoli L. 163-9 del codice monetario e finanziario, 2 e 3 del codice di procedura penale;

Poiché l’azione civile, per il rimborso del debito che la consegna dell’assegno doveva estinguere, può essere diretta solo contro il debitore stesso;

Poiché per ordinare al signor X… di pagare alla società APU 115.400 euro a titolo di risarcimento del danno materiale, la sentenza ritiene opportuno confermare le disposizioni della sentenza sul danno materiale subito dalla società APU, pari a 115.400 euro corrispondenti all’importo dei quattro assegni di cui il convenuto si è sforzato di impedire il pagamento; che i giudici aggiungano, pronunciandosi sul ricorso incidentale della società APU, che la parte civile chiede gli interessi al tasso legale dalla data di presentazione degli assegni del 10 febbraio 2016 per i primi due assegni, e dal 3 marzo 2016 per gli altri due, ma che è comunque opportuno mantenere come dies a quo degli interessi la data della decisione che dichiara l’imputato colpevole, cioè, nel caso di specie, tenuto conto della sua conferma sul punto, la data della sentenza in corso ;

Ma determinandosi con tali motivazioni, dalle quali si evince che sotto le vesti di un risarcimento danni destinato a compensare il particolare pregiudizio causato dalla violazione, i giudici hanno ordinato il rimborso di un debito contrattuale preesistente, il cui unico debitore era la società Edify Promotion, la Corte d’Appello ha disatteso i testi citati e il principio sopra enunciato;

Ne consegue che la cassazione è sostenuta per questo motivo;

PERTANTO:

CASSIFICA e ANNULLA la suddetta sentenza della Corte d’Appello di COLMAR, del 24 aprile 2018, ma solo nelle sue disposizioni civili, mantenendo espressamente tutte le altre disposizioni, e per essere giudicato di nuovo, secondo la legge,

RINVIA la causa e le parti davanti alla Corte d’Appello di COLMAR, altrimenti composta, per essere designata con deliberazione speciale presa in camera di consiglio;

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